Alimenti fermentati
La fermentazione è una tecnica antichissima di conservazione in cui microrganismi trasformano zuccheri e altre sostanze, modificando gusto, consistenza e composizione.
Cosa cambia
- Si riduce il lattosio nello yogurt e nel kefir, rendendoli più digeribili.
- Aumentano alcune vitamine del gruppo B.
- Si riducono i fitati, migliorando l'assorbimento di ferro e zinco: è ciò che avviene nel pane a lievitazione naturale.
- Si formano peptidi e composti aromatici.
- Nei prodotti non pastorizzati restano microrganismi vivi.
I principali
Yogurt: latte fermentato con due ceppi specifici. Meglio quello bianco naturale, dove si aggiunge la frutta a piacere, evitando gli zuccheri delle versioni aromatizzate.
Kefir: fermentato con una comunità microbica più ampia, comprendente anche lieviti.
Crauti e verdure lattofermentate: cavolo o altre verdure sotto sale. Quelli pastorizzati in vaso non contengono batteri vivi.
Miso, tempeh, natto: derivati fermentati della soia, ricchi di proteine.
Pane a lievitazione naturale: più digeribile e con indice glicemico leggermente inferiore.
Attenzione
I fermentati sono spesso ricchi di sale, quindi vanno moderati in chi ha ipertensione. I prodotti artigianali non pastorizzati vanno evitati in gravidanza e negli immunodepressi.
In pratica
Una porzione al giorno di yogurt o kefir, con l'aggiunta occasionale di verdure fermentate, è una scelta semplice e coerente con la dieta mediterranea.
Fermentato non significa automaticamente probiotico: solo alcuni prodotti contengono ceppi vivi in quantità documentata al momento del consumo.