Alimentazione emotiva
Mangiare in risposta alle emozioni è un comportamento comune, non un difetto di volontà. Il cibo attiva circuiti di ricompensa e offre un sollievo immediato, che però dura poco e spesso lascia senso di colpa.
Riconoscere la fame emotiva
| Fame fisica | Fame emotiva |
|---|---|
| Arriva gradualmente | Arriva all'improvviso |
| Qualsiasi cibo va bene | Desiderio di un cibo specifico |
| Si ferma con la sazietà | Continua oltre la sazietà |
| Non lascia senso di colpa | Spesso lascia senso di colpa |
Le strategie che aiutano
- Non tenere in casa grandi scorte di cibi che si consumano compulsivamente.
- Mangiare a sufficienza durante il giorno: la restrizione diurna è la causa principale delle abbuffate serali.
- Fare una pausa di dieci minuti tra l'impulso e l'azione, cambiando ambiente.
- Nominare l'emozione: noia, stanchezza, rabbia, solitudine chiedono risposte diverse dal cibo.
- Costruire alternative concrete: una telefonata, una camminata, una doccia, un compito manuale.
- Mangiare con attenzione, seduti, senza schermi, lentamente.
- Non usare la punizione: saltare il pasto successivo peggiora il ciclo.
Quando serve aiuto
Abbuffate ricorrenti con perdita di controllo, condotte di compenso come vomito o lassativi, pensiero costante sul cibo e sul peso, isolamento sociale legato ai pasti sono segnali di un disturbo del comportamento alimentare. Sono condizioni frequenti, che riguardano ogni età e ogni genere, e si curano.
In Italia è attivo il Numero Verde SOS Disturbi Alimentari 800 180 969, gestito con il supporto dell'Istituto Superiore di Sanità. Parlarne con il medico di famiglia è sempre un buon punto di partenza.