Chetogenica, low carb e digiuno: cosa dice la scienza
Dieta chetogenica
Riduce i carboidrati sotto i 30-50 grammi al giorno, costringendo il corpo a produrre corpi chetonici dai grassi. Nasce come terapia per l'epilessia farmacoresistente e oggi viene usata anche per obesità grave e in alcuni protocolli pre-chirurgici.
Cosa fa: perdita di peso rapida nelle prime settimane, in gran parte per acqua e glicogeno; riduzione dell'appetito.
Limiti e rischi: stitichezza, alitosi, mal di testa, calo di energia nei primi giorni, possibile aumento del colesterolo LDL. Controindicata in gravidanza, allattamento, diabete di tipo 1, malattie renali ed epatiche, disturbi del comportamento alimentare. Va condotta solo sotto controllo medico e non è una strategia di mantenimento.
Diete low carb moderate
Riducono i carboidrati al 25-40 per cento delle calorie senza arrivare alla chetosi. Nei confronti a lungo termine con le diete a basso contenuto di grassi, i risultati sul peso dopo un anno sono simili: quello che conta è l'aderenza, cioè quanto la persona riesce a mantenere lo schema nel tempo.
Digiuno intermittente
La formula più studiata è il 16:8, con otto ore per mangiare e sedici di digiuno. Gli studi mostrano un calo di peso comparabile a quello di una restrizione calorica classica, perché il meccanismo è lo stesso: si mangia meno. Alcuni dati suggeriscono benefici sulla sensibilità insulinica, ma le prove sono ancora limitate.
Il criterio per scegliere
Una dieta funziona se produce un deficit calorico, copre i nutrienti essenziali ed è sostenibile per anni. Tutti gli schemi che promettono risultati rapidi tramite eliminazioni drastiche falliscono sul terzo punto.
Chi assume farmaci per il diabete o per la pressione non deve modificare da solo l'orario o la quantità dei pasti: il rischio di ipoglicemia e cali pressori è concreto.